Basta unicorni. Non esistono.

Basta unicorni. Non esistono.

Le creature mitologiche hanno sempre fatto parte del vocabolario dei recruiter che, di tanto in tanto, si ritrovano con la missione di trovare candidati perfetti, ibridi, capaci di padroneggiare dieci strumenti, parlare cinque lingue, imparare in fretta, lavorare sotto pressione, non sbagliare mai e, possibilmente, sorridere abbastanza da vincere anche il premio di “personalità dell’anno”. A queste figure magiche è stato dato un nome: “unicorni”. E, con il tempo, si è persino iniziato a credere che esistessero.

L’ossessione per gli “unicorni” nasce spesso ancora prima che il processo di selezione abbia inizio. Compare quando viene scritta la job description, senza analizzare il ruolo, senza osservare il lavoro, senza chiedere al team che cosa sia davvero necessario. Il risultato? Si creano posizioni impossibili, descrizioni che fondono tre ruoli in uno solo e liste infinite di competenze che nemmeno chi le ha scritte possiede. Poi ci si stupisce se non arriva nessuno che faccia match.

Forse il problema non è la mancanza di talento. Forse il problema è la mancanza di senso della realtà. Perché mentre fantastichiamo su creature magiche, smettiamo di vedere la perfetta imperfezione, il potenziale di apprendimento e la possibilità di crescita di un semplice essere umano.

Il professionista perfetto non è chi sa già tutto, ma chi ha voglia di imparare. Non è chi non sbaglia mai, ma chi corregge rapidamente. Non è chi mette in scena un festival durante il colloquio, ma chi consegna davvero valore nel lavoro quotidiano.

Per trovare queste persone, prima di tutto, bisogna sapere che cosa si sta cercando davvero. E spesso proprio questa fase viene ignorata, quando invece dovrebbe essere la base dell’intero processo. Un’analisi dettagliata e profonda del ruolo è ciò che separa il recruiting efficace dal recruiting di fantasia. È in questo passaggio che si definisce ciò che è critico, ciò che è negoziabile e ciò che è realistico.

Il mercato non ha bisogno di unicorni, ma di impegno e umiltà. Richiede lavoro? Certo. Ma esistono persone capaci di fare l’impossibile per un’azienda se, fin dall’inizio, si sentono accolte, riconosciute e valorizzate.

Sinceramente, è molto più sensato investire in chi può crescere all’interno dell’organizzazione che aspettare eternamente qualcuno che non è ancora stato inventato. Il futuro del recruiting non sta nella fantasia, ma nel coraggio di scegliere persone reali e di dare loro lo spazio per diventare straordinarie.